Archive for marzo 2010

Web e partita Iva

marzo 26, 2010

Pubblicazione:

 15-03-2010, STAMPA, NAZIONALE, pag.12

 Autore: BOTTERO GIUSEPPE

INCHIESTA Web e partita Iva

Cosi’ i giovani s’inventano il lavoro

In Italia record di nuovi mestieri grazie a Internet 

 La fuga dei cervelli dall’Italia rischia di fermarsi molto presto, piu’ o meno all’altezza della camera da letto. Se l’ultima mossa per trovare un lavoro e’ inventarselo, qualcuno tra i ragazzi piu’ intraprendenti l’ha gia’ fatto, anche senza lasciare il Paese: si fanno chiamare wwworkers, per ora sono alcune centinaia. Sono i ragazzi che hanno deciso di lanciarsi nell’imprenditoria dopo lunghe trafile di precariato e stage e, senza passare per un’assunzione, hanno provato il brivido della partita Iva, scegliendo come luogo di lavoro il WEB. «Mi sono dato un anno di tempo per studiare il fenomeno, per definire i profili, per capire cosa sta accadendo – racconta Giampaolo Coletti, ideatore di wwworkers.it (un blog che raccoglie le storie di chi ha tentato, riuscendoci, di mettersi in proprio), agitatore culturale della Rete, ex flessibile dell’informazione -. I wwworkers sono apparsi timidamente in Italia dallo scorso anno, anche a seguito della crisi che ha vissuto il mondo del lavoro. E c’e’ da giurarci si imporranno con il 2010. Sono una razza in via di moltiplicazione». Mentre i loro fratelli maggiori hanno lasciato l’Italia per cercare fortuna all’estero, i lavoratori della generazione Y hanno sfruttato i nuovi strumenti per creare un network di relazioni e per trasformare le loro passioni in mestiere. Secondo una ricerca di Accenture che ha coinvolto oltre 5500 giovani di tutto il mondo, i ragazzi italiani sono tra i primi a livello globale per l’uso delle tecnologie emergenti nei contesti lavorativi insieme con cinesi e statunitensi, ben piu’ avanzati di giapponesi e tedeschi. La maggior parte degli italiani sotto i 25 anni comunica con i propri clienti attraverso chat online, instant messaging, messaggistica mobile e feed Rss, a scapito dei mezzi di comunicazione piu’ tradizionali. «Dal made in Italy siamo passati al live in Italy», sintetizza Coletti. Gia’, perche’ le caratteristiche principali dei wwworkers sono due, inconciliabili solo sulla carta: un forte radicamento sul territorio e la possibilita’ di scegliersi un posto di lavoro virtuale. A guidare la carica dei neo-imprenditori c’e’ Alessandro Carenza, appassionato di animali, ventiduenne milanese, diplomato in tecnologie alimentari, che ha lasciato il suo posto fisso come receptionist in una grande azienda per fondare un sito che offre servizi di «dog sitting»: porta a passeggio i cani degli altri, offre una disponibilita’ di 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e una risposta immediata e – spiega – «la crisi non si sente». Franco Zullo, invece, dopo gli inizi nel marketing ha mollato tutto per aprire una lavanderia prenotabile solo online che offre servizi a domicilio. La sua attivita’ e’ partita nel 2007 e si e’ rafforzata anche nell’anno piu’ nero per l’economia. «Abbiamo chiuso il 2009 con un +12%. E le previsioni sono tutte col pollice su», racconta. Poi ci sono gli insospettabili. Come i pastori sardi Franca ed Emilio Concas, che con l’aiuto dei figli hanno abbandonato i pascoli per aprire una WEB tv con servizio di e-commerce. Su www. sardiniafarm.com si puo’ adottare una pecora a distanza: con poche centinaia di euro e’ possibile ricevere quattro forme di pecorino, oppure due cesti di prodotti tipici con olio, vino, mirto e i dolci cucinati dalla signora Franca. Dopo la sbornia della new economy e la bolla del WEB, pero’, nessuno si deve aspettare grossi introiti. «I wwworkers si mantengono, ma non hanno grandi ricavi», ammette Coletti, che boccia i paragoni con il telelavoro, mai decollato veramente. «Il telelavoro ti cambia la prospettiva ma non il padrone – ragiona -. Oggi per lavorare per se stessi basta una connessione WEB». Proprio come ha fatto l’eroina dei wwworkers, una ragazza americana con i capelli rossi, ex impiegata modello di una compagnia di assicurazioni che lascia tutto per lanciare il suo blog di cucina. Si chiama Julie, ed e’ la protagonista di «Julie&Julia», il film del 2009 con Meryl Streep e Amy Adams che ha fatto boom al botteghino anche in Italia. «E’ la nostra icona – gongola Coletti -. Quando vede i frutti del suo lavoro le brillano gli occhi. E’ esattamente come noi». e Autore: BOTTERO GIUSEPPE INCHIESTA Web e partita Iva Cosi’ i giovani s’inventano il lavoro In Italia record di nuovi mestieri grazie a Internet GIUSEPPE BOTTERO TORINO La fuga dei cervelli dall’Italia rischia di fermarsi molto presto, piu’ o meno all’altezza della camera da letto. Se l’ultima mossa per trovare un lavoro e’ inventarselo, qualcuno tra i ragazzi piu’ intraprendenti l’ha gia’ fatto, anche senza lasciare il Paese: si fanno chiamare wwworkers, per ora sono alcune centinaia. Sono i ragazzi che hanno deciso di lanciarsi nell’imprenditoria dopo lunghe trafile di precariato e stage e, senza passare per un’assunzione, hanno provato il brivido della partita Iva, scegliendo come luogo di lavoro il WEB. «Mi sono dato un anno di tempo per studiare il fenomeno, per definire i profili, per capire cosa sta accadendo – racconta Giampaolo Coletti, ideatore di wwworkers.it (un blog che raccoglie le storie di chi ha tentato, riuscendoci, di mettersi in proprio), agitatore culturale della Rete, ex flessibile dell’informazione -. I wwworkers sono apparsi timidamente in Italia dallo scorso anno, anche a seguito della crisi che ha vissuto il mondo del lavoro. E c’e’ da giurarci si imporranno con il 2010. Sono una razza in via di moltiplicazione». Mentre i loro fratelli maggiori hanno lasciato l’Italia per cercare fortuna all’estero, i lavoratori della generazione Y hanno sfruttato i nuovi strumenti per creare un network di relazioni e per trasformare le loro passioni in mestiere. Secondo una ricerca di Accenture che ha coinvolto oltre 5500 giovani di tutto il mondo, i ragazzi italiani sono tra i primi a livello globale per l’uso delle tecnologie emergenti nei contesti lavorativi insieme con cinesi e statunitensi, ben piu’ avanzati di giapponesi e tedeschi. La maggior parte degli italiani sotto i 25 anni comunica con i propri clienti attraverso chat online, instant messaging, messaggistica mobile e feed Rss, a scapito dei mezzi di comunicazione piu’ tradizionali. «Dal made in Italy siamo passati al live in Italy», sintetizza Coletti. Gia’, perche’ le caratteristiche principali dei wwworkers sono due, inconciliabili solo sulla carta: un forte radicamento sul territorio e la possibilita’ di scegliersi un posto di lavoro virtuale. A guidare la carica dei neo-imprenditori c’e’ Alessandro Carenza, appassionato di animali, ventiduenne milanese, diplomato in tecnologie alimentari, che ha lasciato il suo posto fisso come receptionist in una grande azienda per fondare un sito che offre servizi di «dog sitting»: porta a passeggio i cani degli altri, offre una disponibilita’ di 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e una risposta immediata e – spiega – «la crisi non si sente». Franco Zullo, invece, dopo gli inizi nel marketing ha mollato tutto per aprire una lavanderia prenotabile solo online che offre servizi a domicilio. La sua attivita’ e’ partita nel 2007 e si e’ rafforzata anche nell’anno piu’ nero per l’economia. «Abbiamo chiuso il 2009 con un +12%. E le previsioni sono tutte col pollice su», racconta. Poi ci sono gli insospettabili. Come i pastori sardi Franca ed Emilio Concas, che con l’aiuto dei figli hanno abbandonato i pascoli per aprire una WEB tv con servizio di e-commerce. Su www. sardiniafarm.com si puo’ adottare una pecora a distanza: con poche centinaia di euro e’ possibile ricevere quattro forme di pecorino, oppure due cesti di prodotti tipici con olio, vino, mirto e i dolci cucinati dalla signora Franca. Dopo la sbornia della new economy e la bolla del WEB, pero’, nessuno si deve aspettare grossi introiti. «I wwworkers si mantengono, ma non hanno grandi ricavi», ammette Coletti, che boccia i paragoni con il telelavoro, mai decollato veramente. «Il telelavoro ti cambia la prospettiva ma non il padrone – ragiona -. Oggi per lavorare per se stessi basta una connessione WEB». Proprio come ha fatto l’eroina dei wwworkers, una ragazza americana con i capelli rossi, ex impiegata modello di una compagnia di assicurazioni che lascia tutto per lanciare il suo blog di cucina. Si chiama Julie, ed e’ la protagonista di «Julie&Julia», il film del 2009 con Meryl Streep e Amy Adams che ha fatto boom al botteghino anche in Italia. «E’ la nostra icona – gongola Coletti -. Quando vede i frutti del suo lavoro le brillano gli occhi. E’ esattamente come noi».

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Tutto cambia! da Repubblica.it di oggi 24 marzo

marzo 24, 2010

ICONE

 Se Apple diventa il simbolo della Grande Mela di Angelo Aquaro Indagine Cornell University su Flickr: il “Cubo” di Manhattan è il quinto monumento più fotografato di New York, dietro all’Empire, ma davanti alla Statua della Libertà Clicca sulla foto per ingrandire Contenuti correlati FOTO Icone nel mondo I ristoranti vegetariani di Foer di E. CoenAltro che Statua della Libertà. Il nuovo simbolo d’America, oggi, è il Cubo di Apple, lo store sulla Quinta Avenue che è già il negozio più ricco di New York, 350 milioni di dollari all’anno, 315 mila dollari a metro quadro, il doppio della gloriosissima Tiffany. Lo dicono 35milioni di fotografie da tutto il mondo passate al setaccio elettronico dell’Università di Cornell, qui negli Usa. Il Cubo trasparente eretto davanti all’ex grattacielo della General Motors, all’angola della 59esima, a un passo da Central Park, è il quinto “monumento” più fotografato di New York: la Mela che meglio di ogni altro simbolo rappresenta la Grande Mela. Peccato che si tratti, appunto, di uno store, di un negozio, e non di un landmark, un “monumento”, come gli altri quattro che lo precedono in classifica: l’Empire State Building, e ci mancherebbe altro, Times Square, il Rockfeller Center e Grand Central Station. Liberty Islands con la Statua della Libertà che i francesi regalarono agli americani è solo settima, sorpassata persino da Columbus Circle, dove oggi svettano le Torri Gemelle del Time Warner Center, la sede della Cnn, disegnate da David Childs, l’architetto che sta partorendo la Freedom Tower di Ground Zero. La classifica della Cornell, stilata grazie alle foto postate in tutto il mondo su Flickr, il sito che permette di mettere online le proprie immagini, una sorta di YouTube della fotografia, per la verità è vecchia di qualche mese, ma è rimbalzata su tutti i blog newyorchesi, il seguitissimo Gothamist in testa, adesso che l’architetto del cubo, Peter Bohlin, è stato premiato dall’American Institute of Architects con la medaglia d’oro che riceverà a giugno. Naturalmente i turisti di tutto il mondo che fanno la fila davanti allo store sulla Quinta e poi scattano l’immancabile foto, magari proprio con l’iPhone che ha segnato il trionfo di Apple, non possono immaginare che l’autore del cubo trasparente è lo stesso architetto che ha disegnato il nuovo “palazzo di famiglia”, a Seattle, del nemico giurato di Steve Jobs, cioè Bill Gates, il fondatore di Microsoft. Scherzi della cyberstoria. La classifica della Cornell raccoglie anche i monumenti più fotografati nel resto del mondo. Ma qui grandi sorprese non ce ne sono. A Parigi il podio è composto da Tour Eiffel, Notre Dame e Louvre, a Roma da Colosseo, Vaticano e Pantheon, a Londra da Trafalgar Square, Tate Modern e Big Ben. Il Cubo di Apple resta l’unico “negozio” nell’hit parade. Per ironia della sorte, l’architetto che ha trasformato in icona lo store del colosso informatico, e che ora viene incoronato proprio dal web, non capisce un tubo di computer: appartiene alla vecchia scuola di quelli che disegnano ancora tutto a penna. “E’ un ignorante completo in fatto di tecnologia” dice al Philadelphia Enquirer il suo socio Bernard Cywinski. “Anch’io non ne capisco niente ma almeno so usare la posta elettronica”. Chissà che adesso il vecchio Peter non si converta: magari per andare a spulciare se il Cubo, quest’anno, è risalito in classifica.

Un’altra storia di impegno e perfezione

marzo 23, 2010

http://www.krumirirossi.it/ita/home.htm

Un modello di perfezione!

marzo 10, 2010

vino un modello di perfezione: il Barbacarlo http://www.lombardiainrete.it/03/articoli/Articolo/?t=80&Ta=EnoGastronomia

Vorrei segnalare un articolo un po’ vecchio!

marzo 3, 2010

Forza di volontà ecco come allenarla

Repubblica — 28 settembre 2009   pagina 41   sezione: CRONACA

I pigri si ingegneranno a risparmiarla, i più dinamici si impegneranno per aumentarla. Il fatto è che la forza di volontà non è una caratteristica innata, che i caparbi possiedono e gli indolenti no, ma una capacità che va distribuita nell’ arco di una giornata, perché non è infinita, e che si può allenare. A dare speranza a chi a fine giornata si trova con un elenco di cose non fatte è una ricerca dell’ Università di McMaster a Toronto, in Canada. Lo studio è stato condotto nell’ ambito della psicologia applicata alle scienze motorie da Kathleen Martin Ginis e Steven Bray, che hanno voluto verificare perché le persone che non hanno praticato sport a livello professionistico fanno fatica a impegnarsi con regolarità nell’ attività fisica.I test hanno riguardato un campione di 60 persone, studenti di entrambi i sessi e i ricercatori hanno accertato che coloro i quali durante la giornata si erano sforzati per tenere fede ad altri impegni, pur se non implicavano uno sforzo fisico, in ultimo rinunciavano allo jogging o alla seduta in palestra. Lo studio canadese si affianca e completa quelli dello statunitense Roy Baumeister, che aveva già accertato che la capacità di controllare la concentrazione è limitata. La dottoressa Martin Ginis spiega: «La connessione tra concentrazione, autocontrollo e forza di volontà è strettissima: non si può avere forza di volontà senza le prime due». E infatti per la ricerca è stato utilizzato il test di Stroop, che richiede una grande concentrazione. Agli studenti sono state mostrate parole che indicano colori (per esempio “rosso”, “giallo”, “verde”), scritte però in colori diversi da quelli del significato del termine. Il compito è indicare in che colore le parole sono scritte, non cosa significano, ed è necessaria molta attenzione per non indicare il colore appena lo si vede. Dopo questo test cognitivo, gli studenti non hanno mostrato la stessa voglia di impegnarsi negli esercizi fisici di chi non lo aveva fatto.E questo perché, concludono gli autori, c’ è soltanto una certa quantità di forza di volontà in ciascuno di noi, e se la si impiega in un compito, non ne resta per un altro. Ma questa non deve diventare una scusa, hanno precisato i ricercatori, perché «la forza di volontà è come un muscolo, ha bisogno di essere allenata per tonificarsi e crescere». Strategie ed esercizi non sono complicati: intanto aiuta ascoltare musica, perché mette di buon umore e chi è sereno è più disponibile a impegnarsi in diverse attività. Poi è consigliabile pianificare con meticolosità i compiti più spesso disattesi e programmarli in date e orari fissi. L’ allenamento in sé è poi molto simile a quelli classici dello sport: se non avete forza di volontà nello studio, per esempio, procedete ad aumentare ogni giorno il tempo da dedicargli di un quarto d’ ora, oppure sottoponetevi ogni giorno a piccole sfide, come non mangiare un pezzo di cioccolata o fumare una sigaretta in meno. – CRISTINA NADOTTI

Hello world!

marzo 2, 2010

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